| L’iperammortamento introdotto dalla legge 199/2025 si presenta come uno strumento potenzialmente utile per accompagnare gli investimenti delle imprese nella transizione green, collocandosi nella scia del Piano Transizione 5.0 ma con una maggiore stabilità rispetto ai crediti d’imposta una tantum. La misura agisce sulla riduzione della base imponibile e richiede, per questo, un coordinamento efficace tra controlli tecnici e fiscali, in particolare tra GSE e Agenzia delle Entrate, per prevenire abusi, frodi e utilizzi non corretti. Restano però alcuni nodi applicativi. La durata triennale rischia di essere limitata rispetto ai costi elevati della transizione ecologica, soprattutto per le piccole e medie imprese. Inoltre, il perimetro degli investimenti agevolabili appare ancora generico, in particolare per gli impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili e per i sistemi di stoccaggio, che richiedono criteri più puntuali su componenti, software, costi accessori, dismissione di impianti tradizionali e oneri finanziari. La misura sembra oggi concentrata soprattutto sull’autoproduzione e autoconsumo di energia rinnovabile, mentre potrebbe essere estesa ad ambiti decisivi della transizione industriale, come economia circolare, end of waste, riutilizzo di materie prime, materie prime seconde, recupero delle acque reflue e desalinizzazione. La prospettiva auspicata è quella di un iperammortamento green più strutturale, eventualmente inserito a regime nel TUIR, fondato su criteri tecnico-scientifici chiari e capace di premiare gli investimenti con reale impatto sulla riduzione delle emissioni, sul minor consumo di risorse naturali e sulla sostenibilità industriale di medio-lungo periodo. |
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