Transizione 5.0, decreto firmato: fuori i software in cloud e più adempimenti per le imprese

Il nuovo decreto attuativo di Transizione 5.0 è stato firmato dal ministro Urso e definisce in modo più chiaro il perimetro dell’agevolazione, che sosterrà con l’iperammortamento gli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028. L’avvio delle prenotazioni è atteso entro la prima decade di giugno, dopo gli ultimi passaggi tecnici e amministrativi. Tra le novità più rilevanti c’è l’esclusione dei software in cloud erogati in modalità as-a-service, che non rientreranno tra i beni immateriali agevolabili. Una scelta che riduce sensibilmente il campo di applicazione della misura sul fronte digitale, considerando che proprio le soluzioni in abbonamento rappresentano oggi la modalità prevalente di accesso ai software da parte delle imprese. Di conseguenza, il piano rischia di concentrarsi soprattutto sugli investimenti in beni strumentali materiali, con minore attrattività per una parte importante della trasformazione digitale. L’altro elemento centrale è l’aumento degli obblighi di comunicazione: per monitorare meglio l’andamento della spesa pubblica, il nuovo schema prevede fino a cinque comunicazioni da parte delle imprese, rispetto alle tre originariamente previste. Il nuovo adempimento aggiuntivo, che dovrebbe valere soprattutto per gli investimenti dal 2027 in poi, rende la procedura più articolata e aumenta il carico burocratico, che si somma agli obblighi già previsti di perizia tecnica asseverata e certificazione contabile.

Nel complesso, il decreto consente finalmente di sbloccare una misura attesa da mesi, ma arriva con alcune restrizioni che, secondo molte imprese, ne riducono la portata e rischiano di frenare soprattutto gli investimenti più innovativi sul versante del software e dei servizi digitali.