| L’avvio del nuovo piano Transizione 5.0, che introduce l’iperammortamento a sostegno degli investimenti delle imprese, registra un ritardo significativo. Il decreto attuativo predisposto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy è fermo al Ministero dell’Economia, chiamato a esprimere il concerto, a causa di un nodo finanziario e politico tutt’altro che marginale: l’eventuale eliminazione del vincolo sull’origine territoriale dei beni agevolabili. La legge di bilancio limita l’accesso all’incentivo ai beni prodotti nell’Unione europea o nei Paesi aderenti allo Spazio economico europeo. Il decreto attuativo aveva tentato di attenuare il vincolo, richiamando il criterio dell’ultima trasformazione sostanziale del bene, in linea con il Codice doganale europeo. Un chiarimento che non è però stato ritenuto sufficiente. Sul tavolo c’è ora l’ipotesi di una modifica normativa, da adottare tramite emendamento, ma restano aperte diverse criticità: dai profili di compatibilità con le regole del commercio internazionale alle possibili tensioni geopolitiche, fino all’esclusione di fornitori competitivi non appartenenti al G7. |
Il piano Transizione 4.0 ha generato crediti d’imposta per circa 10 miliardi di euro l’anno, ma l’assorbimento degli incentivi si è concentrato in poche filiere strategiche. Secondo l’analisi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy contenuta nel Libro bianco Made in Italy 2030, oltre la metà delle agevolazioni è stata intercettata da tre settori: agroalimentare, infrastrutture e costruzioni, siderurgia e metallurgia.





