RRF: la Corte dei conti europea segnala carenze di trasparenza e tracciabilità

Secondo una nuova relazione della Corte dei conti europea, il Dispositivo per la ripresa e la resilienza presenta limiti significativi nella trasparenza della spesa e nella tracciabilità dei fondi. Il fondo, pensato per sostenere la ripresa post-Covid e dotato di 577 miliardi di euro impegnati a favore degli Stati membri, si basa su un modello di finanziamento legato al raggiungimento di traguardi e obiettivi, non ai costi effettivamente sostenuti. La Corte evidenzia che le informazioni disponibili sui destinatari finali, sui costi reali delle misure e sui risultati conseguiti sono ancora insufficienti. In particolare, la Commissione europea non raccoglie dati sistematici sugli importi effettivamente spesi per le singole misure, rendendo più difficile valutare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse. Un ulteriore limite riguarda la pubblicazione dei beneficiari: gli Stati membri sono tenuti a indicare solo i 100 maggiori destinatari finali, ma spesso si tratta di enti pubblici, senza obbligo di rendere noti i pagamenti successivi a contraenti e fornitori. Ne deriva una visione parziale di chi beneficia realmente dei fondi.

La Corte riconosce che Commissione e Stati membri rispettano formalmente le regole dell’RRF, ma sottolinea che queste regole non garantiscono una piena rendicontabilità. La questione assume particolare rilievo in vista del prossimo bilancio pluriennale dell’UE, che potrebbe riprendere il modello del finanziamento non collegato ai costi. Per la Corte, le lacune emerse non dovrebbero essere replicate nei futuri strumenti finanziari europei.