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PNRR: un acronimo incomprensibile per i nostri giovani

di Luciano Hinna

“The answer, my friend, is blowin’ in the wind”: la risposta, amico mio, è caduta nel vento avrebbe detto Bob Dylan, il menestrello della generazione della metà degli anni sessanta a cui l’Accademia di Svezia ha conferito nel 2016 il Premio Nobel della letteratura. Ma la domanda senza risposta di oggi quale è? Se si prova a chiedere ad un giovane che frequenta le scuole medie se sa che cosa sia il PNRR e poi magari chiedere a chi frequenta la scuola superiore se conosce il senso dell’espressione NextGenerationEU, le risposte alle domande, appunto, cadrebbero nel vento. Forse perché nessun cantante rap canta ancora questi temi o forse perché è mancata la giusta comunicazione?

Ad insaputa delle nuove generazioni tutta l’Europa si sta mobilitando per offrire loro un futuro migliore, ma i nostri giovani non ne sono al corrente e non sembrano neanche mostrare troppo interesse. È il frutto di disinteresse da parte loro? E’ scarsa sensibilità economica? Eppure, l’attenzione dovrebbe essere alta dal momento che saranno proprio i giovani di oggi, una volta diventati cittadini attivi, a dover ripagare i debiti che abbiamo contratto per loro con il PNRR in aggiunta a quelli che abbiamo già accumulati negli anni.

È solo mancanza di informazione?

Certo è che l’interesse si crea da sempre con l’informazione e la sensibilizzazione che sembrano essere proprio quelle che sono mancate nei confronti dei nostri giovani su questo tema. Il programma Next GenerationEU è molto bello, ma è un tasto di cui la politica non si è appropriata nella propaganda nei confronti dei più giovani. Forse perché i giovani votano solo dopo i 18 anni?  O forse perché c’è il timore che una volta creata l’informazione diventa necessario gestirne l’onda di ritorno? È probabile che la politica intuisce il rischio di sentirsi fare il verso dalla Greta Thunberg di turno con i vari “bla bla“; ma quel bla bla come è successo per i temi ambientali dimostra che sotto c’è comunque interesse che obbliga ad alzare ancora di più l’asticella. L’offerta di informazione, si sa, crea inevitabilmente una domanda crescente di informazione e di aspettative che poi è necessario soddisfare.

Il primo elemento che emerge quindi è che il PNRR va comunicato ai giovani perché almeno sulla carta sono i soggetti maggiormente interessati al tema. Il secondo elemento è che la comunicazione dovrebbe adottare un linguaggio più diretto utilizzando i canali che i giovani adoperano normalmente. Come hanno criticato tante volte alcuni grandi giuristi come Cassese o alcuni giornalisti attenti come Stella, il burocratese della Gazzetta Ufficiale è un linguaggio che già non avvicina gli adulti, figuriamoci se può avvicinare i giovani che ovviamente non leggono Il Sole 24 Ore. 

La stessa espressione, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presenta qualche problema di comprensione: non tanto “il piano nazionale di ripresa” che è comprensibile, quanto la parola “resilienza” che è un’espressione che non è proprio nel vocabolario di tutti. Se poi si volesse approfondire e cercare nel dizionario che cosa significa si troverebbe: “la capacità di un materiale di assorbire un urto senza rompersi” o “la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà”. Due definizioni non così immediate che non aiutano molto a capire se non ci si aiuta con un progetto grafico d’effetto che ancora non c’è.

Analoga considerazione va posta per Il suono dell’acronimo “PNRR” quando lo si legge per la prima volta: la pronuncia è un vero capolavoro. Se lo si legge tutto di un fiato senza pronunciare le lettere separatamente ricorda, come diceva Totò nel famoso film “I due marescialli”, un grosso “rumore con la bocca” con tutte le declinazioni e le classificazioni che proponeva: lunga, media, corta roboante etc. I nostri giovani probabilmente non conoscono che cosa sia il PNRR, non conoscono Totò e sicuramente non hanno visto il film, ma rimane sul tavolo un tema aperto: la necessità di farsi capire  dal momento che quello di cui stiamo parlando è il progetto più importante degli ultimi cento anni. L’ultimo treno per Yuma, un appuntamento con la storia che non possiamo perdere se vogliamo regalare alle generazioni future non solo debiti, ma anche un futuro in un Paese migliore.

Se la risposta alla domanda che cosa è il PNRR è caduta nel vento, è chiaro che è mancata l’informazione ed è logico che si sia alzato solo un muro di indifferenza. Un vero peccato, perché l’informazione crea attesa e da sempre l’attesa del risultato contribuisce a creare il risultato. Oggi la stampa e la televisione raccontano degli appuntamenti previsti per il PNRR e raccontano a tutti, in modo anche pressante, che se non si rispettano gli obiettivi concordati con l’Europa i fondi non arriveranno: è una sorta di leitmotiv “ricordati che devi morire” come quello di Troisi nel film “Non ci resta che piangere”. Fortunatamente gli obiettivi del PNRR del 2021 sono stati tutti centrati, non senza difficoltà, ma sono stati centrati. Buone notizie la cui circolazione, però, si è fermata al circuito degli addetti ai lavori.

Ora è chiaro che il PNRR non è una partita di calcio Italia contro il resto d’Europa; qui l’Europa non è contro ma è favore ed è certo che un po’ di tifoseria da parte di tutti, giovani inclusi, non farebbe male. I nostri giocatori hanno iniziato molto bene: i 51 obiettivi previsti per il 2021 sono stati centrati dagli attori in campo, i Ministeri, le varie cabine di regia, la Presidenza del Consiglio, tutte istituzioni di cui i giovani non conoscono neanche l’esistenza dal momento che a scuola non si insegna più educazione civica. Questi soggetti hanno giocato un primo tempo eccezionale, ora inizia il secondo. Nel primo tempo lo sforzo è stato quello di creare gli schemi di gioco, di predisporre lo sparito, articolarlo, orchestrarlo, arrangiarlo, nel secondo viene la parte più difficile quella esecutiva, quella che dovrebbe scaricare a terra gli obiettivi identificati tenendo presente che i fondi, come previsto dal contratto sottoscritto con l’Europa, verranno erogati solo se certi obiettivi saranno stati realizzati realmente non a parole, ma a fatti.

Certo, non è la prima volta che l’Europa mette fondi a disposizione dell’Italia, ma questa volta le risorse sono davvero tante e vanno spese bene, subito e, almeno nel titolo, sono tutte risorse stanziate in favore delle nuove generazioni. La preoccupazione degli osservatori è se il nostro paese riuscirà a spendere oggi tutto quello che per la solita burocrazia non è mai riuscito a spendere nel passato. Anche nei piani 2014-2020, infatti, l’Italia è risultata essere l’ultimo paese ad utilizzare i fondi europei anche se ne aveva un bisogno disperato. Ora servirebbe un miracolo amministrativo e sarebbe giusto che i giovani sapessero che per quel miracolo il paese si sta organizzando.

Il PNRR si articola in sei missioni, che corrispondono alle sei grandi aree di intervento previste dal NextGenerationEU, e alcune di queste sono più vicine culturalmente alla sensibilità dei giovani. Sicuramente figura tra queste quella relativa a “Istruzione e ricerca”, anche se quando il piano sarà completamente realizzato molti dei giovani di oggi non saranno più adolescenti e magari si saranno già inseriti nel mondo del lavoro. Altre aree di interesse potrebbero essere quella relativa alla “Rivoluzione verde e transizione ecologica” e quella relativa all’“Inclusione e coesione”, che prevede una serie di politiche attive del lavoro legate al potenziamento dei Centri per l’impiego e il sostegno all’imprenditoria femminile. Questo ultimo aspetto potrebbe essere sulla carta un tema importante in un periodo in cui il lavoro per i giovani e le donne, se non opportunamente indirizzato, trova difficoltà ad intercettare una domanda che esiste e che con il PNRR tenderà ad aumentare ulteriormente.

Il PNRR si rivolge anche a quei milioni di giovani che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro, probabilmente anche per la carenza di assistenza e di servizi di orientamento. La domanda da porre, quindi, è come intercettare con il PNRR questi giovani dal momento che è stato stilato e sottoscritto un vero a proprio accordo con l’Europa dove i beneficiari saranno proprio loro, che dovranno sì rimborsare i debiti, ma che saranno anche coloro che, se tutto funziona come ci auguriamo, avranno i vantaggi maggiori. Da qui la necessità di informarli e di informarli bene sia sulle intenzioni che sui risultati realizzati ed attesi.

Ora, i risultati del PNRR sono di due ordini: “il che cosa” si intende realizzare ed “il come”.

Sul “che cosa” i perimetri di intervento sono chiari e, anche se non sono declinati tenendo conto dell’età dei destinatari, essi dovrebbero essere direttamente o indirettamente di grande interesse per tutta la platea dei giovani tenendo conto delle diverse classi di età. È chiaro che chi ora è alle scuole medie è interessato alla qualità dell’istruzione alle scuole superiori, chi è già alle superiori è interessato agli investimenti nell’università e chi è all’università guarda con interesse al mondo del lavoro e della ricerca. Anche se ancora non lo sanno Il PNRR tocca tutti questi aspetti prevedendo stanziamenti ingenti che tuttavia non possono essere apprezzati se non si conoscono.

Sul “come” questi investimenti vengono realizzati il discorso è più sottile e può interessare solo una piccola nicchia di questa platea di giovani: i meno giovani, coloro che magari sono già inseriti nel mondo del lavoro, che stanno concludendo il ciclo di istruzione universitaria e che proprio grazie al PNRR potrebbero guardare con interesse. Infatti, se opportunamente informati, potrebbero guardare con interesse al mondo delle pubbliche amministrazioni, le quali dopo anni di blocco delle assunzioni hanno ripreso ad assumere con numeri interessanti e modalità assolutamente nuove. Per anni la pubblica amministrazione è stata sinonimo di burocratizzazione e di cattiva organizzazione che, per effetto di una selezione avversa, ha tenuto lontano i talenti migliori che rivolgevano il loro interesse ad altri settori per capitalizzare su esperienze organizzative spendibili. Nella missione 1 del PNRR c’è la modernizzazione della pubblica amministrazione, oltre quella delle infrastrutture di comunicazione e del sistema produttivo, una missione che indirettamente si trascina dietro un buon tasso di innovazione. Proprio la modalità di realizzazione del PNRR costituisce un nuovo interessante bacino dove maturare esperienze manageriali le cui ricadute tecniche sono destinate a cambiare il modello organizzativo della pubblica amministrazione.

Non c’è alcun dubbio che il PNRR costituisce sotto l’aspetto organizzativo un impegno molto importante, una sfida che consiste nello spendere bene, tanto ed in fretta, ma rappresenta anche un grande laboratorio di nuove metodologie. L’organizzazione per realizzare il PNRR è un investimento di management che contribuisce a creare un’infrastruttura tecnico culturale del paese destinata a rimanere come normalità all’interno delle nostre PA. Il nostro grande Paese, infatti, tira fuori il meglio quando è chiamato a lavorare in emergenza, una situazione in cui riesce a realizzare cose inimmaginabili sia sotto il profilo tecnico che sotto quello metodologico. Anche la realizzazione del PNRR è vissuta a tutti gli effetti come un’emergenza da portare a termini in tempi brevi. Questa volta, però, l’emergenza non è a ricasco di tragedie, come spesso accade, ma è una grande opportunità che potrebbe dimostrare, qualora fosse necessario, che l’emergenza è di fatto la normalità della vita degli individui e delle istituzioni. La ricostruzione del ponte di Genova, dopo il tragico crollo, avvenuta a tempo di record o il recupero della Concordia, dopo la tragedia dell’Isola del Giglio, sono due imprese importanti e senza precedenti per realizzare le quali si è “suonato senza spartito”, ma non si è improvvisato nulla, si è solo inventata una musica nuova che non aveva ancora composto nessuno. Anche la realizzazione del PNRR è una musica nuova e senza precedenti della quale si dovrebbe parlare di più anche per “salvare con nome” quella esperienza che si sta facendo.

Coloro tra noi che hanno i capelli bianchi, hanno vissuto di rendita, senza saperlo, delle tecniche manageriali legate alla conquista della luna: metodologie, materiali, tecnologia legate ai successi della NASA e di tutte le altre aziende che hanno collaborato ai vari progetti.  I nostri giovani di oggi, invece, sono figli delle ricadute della Silicon Valley, attori dell’epopea del silicio che vivono di rendita della grande stagione di internet e di tutte le iniziative che intorno ad essa si sono sviluppate. Tutte innovazioni che hanno cambiato la vita a tutti ed alle quali, giovani e meno giovani, si sono subito abituati. Un esempio tra i tanti è l’informazione che non pesa più e che non occupa più spazio. Questo ci ha abituati, anche a nuove unità di misura come il gigabyte (GB), 1 miliardo di byte, ma abbiamo perso in sensibilità: ci siamo dimenticati che un GB equivale ad un metro cubo di carta stampato in A4 che pesa una tonnellata e si trasmette e si cancella con un click. Tutto questo ha offerto ed offre a tutti grandi opportunità che i giovani di oggi non riescono ad apprezzare pienamente perché essi sono nel cambiamento e sono allo stesso tempo essi stessi attori del cambiamento. Ma quale sarà lo scenario e le ricadute che il PNRR ci consegnerà tra qualche anno? Ci serve il coinvolgimento e la fantasia dei giovani per realizzare quelle ricadute. La stagione del PNRR è anche la grande occasione per risvegliare quello spirito europeista che tra i giovani sembra emergere solo in occasione dei programmi Erasmus; per fare tutto questo serve la comunicazione.

Un proverbio arabo ammonisce che puoi portare il cammello alla fonte, ma non puoi pretendere che beva; ora parafrasando bisognerebbe dire che, per bere, il cammello ha bisogno di sapere che alla fonte c’è l’acqua, se non la riconosce o non lo sa, è difficile che possa bere. È la stessa cosa per il PNRR: è inutile chiedersi se i più giovani sapranno cogliere queste grandi opportunità se manca loro la corretta informazione. Certo è che non possiamo affidarci alla fortuna: il PNRR è una campana che non suonerà per tutti, qualcuno sarà tagliato inevitabilmente fuori ed altri invece cavalcheranno l’onda dell’innovazione. Sappiamo tutti che la fortuna non esiste. La fortuna si manifesta quando le opportunità incontrano le competenze: il PNRR e il NextGenerationEU mettono sul piatto tante opportunità, i giovani dovranno investire in competenze, ma le istituzioni dovranno farsi carico di informarli.

Come informarli? Dobbiamo creare occasioni. Una volta a scuola si facevano concorsi a tema per disegni, temi e “pensierini” in occasione delle varie giornate commemorative per far riflettere gli studenti su temi importanti: la giornata del risparmio, quella della legalità e della lotta alla corruzione, quella dell’albero e del clima etc, Forse è il caso di promuovere qualche cosa anche sul PNRR, cambiandone magari il nome e trovando la giusta semantica della comunicazione magari creando un logo ad hoc, tipo quello coniato anni fa in Gran Bretagna che propose la metamorfosi da crisalide a farfalla per far capire l’importanza della trasformazione di certi apparati pubblici. Se per il vaccino anti Covid abbiamo scomodato giustamente archistar come Stefano Boeri per sintetizzare in un simbolo, una primula, la voglia di rifiorire dopo la pandemia, forse è il momento di inventarci qualche cosa da attaccare sulle porte delle aule delle scuole e dei licei per censire quelle dove gli insegnanti hanno fatto riflettere i loro studenti sul PNRR. Non possiamo arrivare in ritardo all’appuntamento con la storia. 

Lasciamo quindi alla comunicazione istituzionale il compito di divulgare le promesse, le aspettative e i risultati, quella che fino ad ora nei confronti dei giovani è mancata a noi, con i capelli bianchi, spetta il compito di incitare i nostri giovani se non ad essere “affamati e folli” – Stay Hungry, Stay Foolish-, come diceva Steve Jobs, almeno a recuperare quella fame di vivere che avevano tutti alla nascita.