Al convegno “L’Italia del PNRR. Creare il modello, fare sistema, orientare il futuro” il punto sull’attuazione del Piano. Dalle analisi Svimez emerge una riduzione significativa dei tempi amministrativi delle opere pubbliche, con un impatto particolarmente rilevante nel Mezzogiorno.
Milano, 28 maggio 2026 – Il PNRR italiano entra nella fase conclusiva con un bilancio che conferma la centralità del modello di governance costruito negli ultimi anni: obiettivi misurabili, monitoraggio costante, rendicontazione semestrale e integrazione crescente con le politiche di coesione. È questo il messaggio emerso dal convegno “L’Italia del PNRR. Creare il modello, fare sistema, orientare il futuro. Una sfida che si racconta”, promosso dal Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione e dalla Commissione europea, e organizzato dalla Struttura di missione PNRR della Presidenza del Consiglio dei ministri. L’evento si è svolto a Milano il 27 e 28 maggio 2026.
Nel suo intervento, il Ministro Tommaso Foti ha aggiornato il quadro della spesa, indicando il raggiungimento di circa 120 miliardi di euro al 30 aprile. Il dato si inserisce in un percorso che ha visto l’Italia rispettare le principali scadenze europee e presentare i rendiconti semestrali nei tempi previsti. Come ricordato anche da Declan Costello, Vicedirettore generale della DG ECFIN della Commissione europea, l’Italia ha registrato una delle migliori performance europee per avanzamento degli esborsi e pagamento delle rate. La Commissione europea ha già approvato il pagamento della nona e penultima rata, pari a 12,8 miliardi di euro, portando a 166 miliardi le risorse complessivamente assicurate all’Italia; secondo la Struttura di missione, risultano conseguiti 416 traguardi e obiettivi.
La fase finale resta tuttavia la più impegnativa. L’ultima rata, del valore di 28,2 miliardi di euro, rappresenterà il passaggio più sfidante dell’intero percorso, perché concentrerà una parte significativa degli obiettivi conclusivi e richiederà un ulteriore salto di qualità nella capacità di chiudere interventi, completare rendicontazioni e assicurare la piena coerenza tra spesa, risultati e impatti.
Il dato Svimez: il PNRR ha ridotto i tempi degli appalti
Uno degli elementi più rilevanti emersi dal convegno riguarda la capacità del PNRR di incidere sui tempi amministrativi delle opere pubbliche. Le slide presentate da Luca Bianchi, Direttore generale di Svimez, mostrano che la durata media della realizzazione delle opere PNRR è pari a 31 mesi, contro i 38 mesi delle opere realizzate prima del 2019. La riduzione non dipende dalla minore complessità degli interventi: al contrario, i progetti PNRR analizzati presentano un importo medio più elevato rispetto alle opere pre-PNRR, pari a circa 1,8 milioni di euro contro 984 mila euro, e un importo mediano pari a 759 mila euro contro 204 mila euro.
La contrazione dei tempi si concentra soprattutto nelle fasi di pre-affidamento e affidamento, che passano da 26 a 18 mesi. È un dato politicamente e amministrativamente significativo: il PNRR non ha semplicemente accelerato la spesa, ma ha inciso sui passaggi più critici della macchina pubblica, quelli che storicamente generano rallentamenti, differenze territoriali e incertezza attuativa.
Ancora più rilevante è il dato territoriale. Nel Mezzogiorno i tempi di pre-affidamento e affidamento scendono da 30,7 a 16,8 mesi, con una riduzione del 45,3%. La stima dell’impatto del PNRR sulla riduzione dei tempi amministrativi indica un effetto pari al -55,1% nel Mezzogiorno, superiore al dato del Nord e del Centro. Questo suggerisce che il modello PNRR – obiettivi chiari, scadenze vincolanti, monitoraggio, assistenza tecnica e responsabilizzazione degli enti attuatori – ha prodotto un effetto particolarmente forte proprio dove le fragilità amministrative erano più marcate.
Diritti di cittadinanza: nidi, mense e riequilibrio territoriale
Le immagini presentate da Svimez evidenziano anche i primi effetti del PNRR sul riequilibrio territoriale nei diritti di cittadinanza. Sul fronte degli asili nido, la copertura nel Mezzogiorno cresce in modo significativo: da 5,2 posti per 100 bambini residenti nel 2015 a 6,8 nel 2022, fino a 13,8 nel 2025, con una proiezione di 25 posti a fine PNRR. Il dato segnala un recupero importante, anche se la sfida resta quella di trasformare l’investimento infrastrutturale in servizio stabile, sostenibile e pienamente accessibile per famiglie e territori.
Analogo il quadro sulle mense scolastiche. La quota di alunni della scuola primaria che frequentano istituti dotati di locale mensa passa, a livello nazionale, dal 30,4% nel 2019-2020 al 55,9% nel 2023-2024. Il Centro-Nord cresce dal 50,2% al 69,4%, mentre il Mezzogiorno passa dal 19,2% al 31,6%. Il miglioramento è evidente, ma il divario territoriale rimane ampio: il PNRR sta riducendo le distanze, ma la piena convergenza richiederà continuità gestionale, personale, risorse ordinarie e integrazione con le politiche educative e sociali.
Il valore dell’approccio performance-based
Un altro messaggio forte riguarda la natura performance-based del PNRR. La logica del Piano, fondata su obiettivi chiari, misurabili e verificabili, ha rafforzato l’accountability delle politiche pubbliche. Le mappe presentate distinguono con immediatezza gli ambiti in cui l’avanzamento è più elevato, come gli interventi su asili nido e scuola, e quelli dove permangono ritardi, in particolare nella sanità territoriale.
Questo è uno degli insegnamenti più importanti del PNRR: la misurazione non serve soltanto a rendicontare all’Europa, ma a governare meglio le politiche pubbliche. Dove gli obiettivi sono tracciabili, confrontabili e territorializzati, diventa più semplice individuare criticità, correggere ritardi, accompagnare gli enti attuatori e orientare le revisioni del Piano.
Governance PNRR e politiche di coesione: il modello oltre il 2026
In questa prospettiva si colloca anche il messaggio del Vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, che ha ribadito l’importanza del modello di governance PNRR e della sua integrazione con le politiche di coesione. Il punto non è soltanto completare il Piano entro le scadenze previste, ma capitalizzare il metodo: programmazione per risultati, coordinamento centrale, collaborazione con Regioni ed enti locali, monitoraggio degli avanzamenti e capacità di intervenire tempestivamente sui nodi attuativi. Fitto ha anche richiamato la possibilità di ulteriori revisioni di medio termine per riallineare obiettivi e investimenti, in particolare sul tema dell’energia. La revisione non viene presentata come un arretramento, ma come uno strumento di adattamento: serve a rendere il Piano più efficace, più aderente ai fabbisogni e più coerente con il nuovo ciclo delle politiche europee.
Il convegno restituisce quindi un messaggio chiaro: il PNRR non è soltanto una stagione straordinaria di investimenti, ma un banco di prova per costruire una nuova capacità amministrativa. La vera eredità del Piano sarà misurata non solo dalla spesa realizzata, ma dalla capacità di trasformare il metodo PNRR in un modello stabile di programmazione, attuazione e valutazione delle politiche pubbliche.





