PNRR, l’eredità amministrativa da non disperdere

Il bilancio del PNRR non può essere letto solo attraverso l’avanzamento della spesa. Se da un lato l’Italia registra, secondo la Commissione europea, uno dei migliori stati di attuazione finanziaria, con 120 miliardi di euro di spesa certificata al 30 aprile 2026, dall’altro restano significativi squilibri territoriali. A fine febbraio 2026 i pagamenti rendicontati erano pari al 52,7% nelle regioni del Centro-Nord e al 39,5% nel Mezzogiorno, con un divario ancora più ampio nei lavori pubblici. Accanto a queste criticità, emerge però un risultato rilevante: il PNRR ha accelerato in modo significativo i processi decisionali e amministrativi degli enti attuatori.  Secondo l’analisi Svimez, La durata media di un’opera PNRR, dalla progettazione all’avvio del collaudo, è pari a 31 mesi, contro i 38 mesi delle opere precedenti al 2018. Si tratta di una riduzione di circa il 20%, ottenuta nonostante una dimensione media degli investimenti quasi doppia. Il recupero dei tempi riguarda soprattutto la fase amministrativa di progettazione e affidamento. A livello nazionale, queste fasi sono passate da 26 a 18 mesi; nel Mezzogiorno da 30 a 17 mesi, con una sostanziale eliminazione dei divari territoriali nei tempi procedurali. Il contributo specifico del PNRR ha ridotto i tempi amministrativi del 55% nel Mezzogiorno, del 40% nel Centro e del 32% nel Nord. Questo risultato è legato a più fattori: semplificazioni normative, ricorso a procedure più snelle, condizionalità legate a milestone e target europei, maggiore accountability delle amministrazioni e supporto tecnico-operativo di soggetti qualificati come Invitalia. Il modello performance-based del PNRR ha quindi modificato gli incentivi delle amministrazioni, introducendo una pressione al risultato più forte rispetto alla programmazione ordinaria. La questione centrale riguarda ora il post PNRR. I miglioramenti osservati sono strutturali o dipendono dalle condizioni eccezionali del Piano? Per evitare che restino un risultato temporaneo, sarà necessario consolidare le innovazioni introdotte: mantenere un quadro normativo semplificato, rafforzare stabilmente le competenze tecniche delle stazioni appaltanti locali, valorizzare le centrali di committenza qualificate e adottare criteri di allocazione più perequativi.

L’eredità più importante del PNRR potrebbe quindi non essere solo finanziaria, ma amministrativa: la dimostrazione che, con regole chiare, obiettivi misurabili e capacità tecniche adeguate, la pubblica amministrazione può ridurre i tempi degli investimenti e migliorare la propria capacità di attuazione.

L’ITALIA DEL PNRR. Creare il modello, fare sistema, orientare il futuro. Una sfida che si racconta. Milano, 27 e 28 maggio 2026

“La legacy amministrativa del Pnrr”, Informazioni Svimez, 1, maggio 2026

Intervento di Luca Bianchi- Direttore generale SVIMEZ