| Un nuovo working paper della Banca centrale europea analizza l’impatto del Recovery and Resilience Facility sulla qualità delle istituzioni nei principali Paesi beneficiari dei fondi europei. Lo studio evidenzia che, tra i Paesi esaminati, l’Italia è quello in cui emergono i segnali più robusti e significativi di miglioramento della qualità istituzionale riconducibili al programma, mentre negli altri casi le evidenze risultano più deboli o limitate. Secondo la ricerca, il legame positivo appare associato soprattutto alla rapidità di attuazione dei Piani nazionali e al peso delle riforme legate a governance, pubblica amministrazione e giustizia. Proprio l’Italia si distingue per velocità di implementazione e per l’elevata quota di misure orientate al rafforzamento istituzionale. Nel dettaglio, gli autori stimano che il PNRR abbia contribuito a ridurre del 16,8% la distanza dell’Italia dalla frontiera europea della qualità istituzionale entro il 2024. Per Bulgaria, Croazia e Grecia emergono segnali positivi ma ancora incerti, mentre per Polonia, Portogallo e Spagna le evidenze risultano più limitate. |
Lo studio invita comunque alla cautela: il programma è ancora in corso, i dati si fermano al 2024 e gli effetti delle riforme possono manifestarsi pienamente solo nel medio periodo. Tuttavia, le prime evidenze rafforzano l’idea che strumenti europei basati su finanziamenti condizionati e riforme possano migliorare la qualità delle istituzioni e, con essa, le prospettive di crescita di lungo periodo.





