A pochi giorni dall’approvazione definitiva del nuovo Codice in Cdm, prevista per martedì prossimo, ANCE si ritiene soddisfatta per alcune modifiche che recepiscono le istanze degli operatori ma non nasconde le sue preoccupazioni, su tre fronti in particolare: innanzitutto rispetto ai bandi sottosoglia comunitaria, fino al limite di 5,3 milioni di euro circa, che perdono nel nuovo Codice il ricorso alla gara. Secondo Federica Brancaccio, presidente dell’ANCE, anche se lo scopo del nuovo Codice è quello di semplificare e velocizzare, la fase della gara è quella che richiede il minor tempo di tutto il procedimento, che invece si dilunga nella fase di esecuzione. Per questo motivo, ANCE propone una soglia intermedia da 2,5 a 3 milioni oppure di rendere facoltativo l’utilizzo della procedura ordinaria o di quella negoziata senza bando.
In quanto alla revisione dei prezzi, nel Codice è prevista una compensazione e non una revisione dei prezzi. In pratica il testo non prevede un’automatica indicizzazione dei prezzi in base all’aumento o alla diminuzione del costo delle materie prime. In questo senso, con l’attuale fondo ad hoc per il caro materiali, più del 90% delle imprese ancora non ha ricevuto ristori per il secondo semestre 2021 e il primo semestre 2022. È per questo che ANCE insiste su un meccanismo automatico, con il quale si possano applicare alla contabilità le variazioni dei prezzi.
Il terzo problema riscontrato da ANCE è quello legato agli illeciti professionali che in questo testo danno alle stazioni ampissimi margini, anche molto arbitrari, per l’esclusione delle imprese dagli appalti.





