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Maggiore attenzione alle differenze regionali per il successo del PNRR

Rielaborazione a cura di OReP dell’articolo di Leonida Miglio: PNRR, anche le autonomie possono aiutare a centrare gli obiettivi, pubblicato sul Sole 24 Ore il 28 settembre 2021

Come si può pensare che il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) governato centralmente produca risultati concreti nei tempi previsti? Se lo chiede il professor Leonida Miglio, ordinario di Fisica della Materia presso l’Università di Milano-Bicocca e già presidente di PoliS – Lombardia (ufficio studi di regione) per il mandato 2016-2020, in un editoriale pubblicato il 28 settembre 2021 sul Sole 24 Ore.

Il tema centrale è la necessità di dare più spazio alle autonomie e al regionalismo differenziato, che possono giocare un ruolo fondamentale per centrare gli obiettivi del Pnrr. Infatti, le sperimentazioni di organizzazione territoriale a tempo e in deroga ad alcune norme nazionali potrebbero costituire una risposta alle diverse vocazioni e ai diversi legittimi interessi dei territori nell’attuazione del PNRR, ma anche alle diverse necessità degli stessi negli svariati ambiti tratti dagli investimenti e dalle riforme. Il professor Miglio lancia anche un modello da cui partire: la legge regionale 23/2015 della Lombardia che ha permesso di fare una sperimentazione a tempo definito di una organizzazione territoriale in materia di sanità; un modello da migliorare, visto che i problemi di principio e di attuazione non sono mancati, ma senz’altro utile a capire cosa funziona e cosa no.

Ma il governo appare molto estraneo a queste iniziative e sembra intendere la governance del PNRR principalmente a livello centrale, come emerge sia dalle disposizioni del Dl77/2021 in materia di poteri sostituivi in caso di inefficienze dei territori, sia dal decreto sull’attuazione finanziaria del Ministero dell’economia e delle finanze (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 settembre 2021) che coinvolge solo i Ministeri romani. E questo nel contesto italiano in cui, come ricordato dal Professor Miglio, “non esiste una sede di concertazione tra Stato ed enti territoriali con poteri decisionali e normativi, che assicuri il processo di leale cooperazione previsto dalla Costituzione e necessario per implementare qualsiasi politica di autonomia.” La Conferenza delle Regioni espleta funzioni essenzialmente consultive, descritte nel decreto legislativo 281 del lontano 1997.

Per raggiungere le modifiche istituzionali necessarie ad una “autonomia concertata”, il professor Miglio auspica che i partiti stessi ammettano una non divisiva ma opportuna declinazione regionale, secondo le priorità dei territori. Perché “l’autonomia territoriale non è una bandiera in cui avvolgersi per sancire la propria individualità … ma una opportunità di sperimentare i percorsi più consoni alle diverse condizioni delle regioni e dei comuni, per raggiungere obiettivi che siano i medesimi. Soprattutto quelli così astrattamente rivoluzionari e sfidanti del Pnrr”.