L’ITALIA AL TRENTUNESIMO POSTO SU 36 NEL RANKING DI CAPACITÁ DI COSTRUZIONE

Un recente studio dell’OCSE ha ordinato 36 nazioni in base alla loro capacità di costruire grandi infrastrutture pubbliche, ponendo l’Italia al 31° posto. Ma l’Italia non è l’unico paese che ha incontrato difficoltà nell’ambito del Next Generation EU: anche la Spagna, il Portogallo, molti paesi dell’Europa dell’est e la Francia stessa hanno riscontrato problematiche simili. L’OCSE ha identificato alcune possibili ragioni per queste difficoltà, tra cui la sopravvalutazione da parte dell’UE delle capacità di gestione e assorbimento dei fondi, oltre a un sistema di regole e controlli troppo rigido per un settore complesso come quello delle infrastrutture. Anche i Paesi in cima alla classifica dell’OCSE hanno avuto fallimenti in passato. Quando è arrivata la pandemia, nessuna nazione sembrava dotata delle competenze necessarie per uno sforzo straordinario nel campo della modernizzazione infrastrutturale: Negli anni 2010 c’è stato un congelamento degli investimenti pubblici e una contrazione del personale, soprattutto a livello locale, con conseguente indebolimento delle capacità gestionali. Nel 2026 l’esito complessivo del Next Generation EU avrà importanti implicazioni politiche. I paesi del Nord sono ancora scettici nei confronti di quelli del Sud, giustamente o ingiustamente. La rigidità del Next Generation EU ha risposto ai timori di comportamenti opportunistici da parte di governi tradizionalmente “spendaccioni”. In Germania c’è un’insoddisfazione nei confronti del debito pubblico e della spesa in deficit, anche se si tratta di un deficit “buono”. Dobbiamo fare del nostro meglio per impedire che il Next Generation si trasformi in una sorta di ordalia che determinerà il destino del processo di integrazione europea.