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La perequazione infrastrutturale per il Mezzogiorno

Il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, è stato audito dalla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale per approfondire il tema della perequazione infrastrutturale per il Sud prevista dal Dl 121/2021 (infrastrutture), in relazione al PNRR. In particolare l’audizione è stata l’occasione per presentare gli indici territoriali per effettuare una ricognizione delle principali criticità, che il Mims doveva elaborare entro novembre.

L’articolo 15 del Dl 121/202 prevede che, “al fine di assicurare il recupero del divario infrastrutturale tra le diverse aree geografiche del territorio nazionale, anche infra-regionali, nonché di garantire analoghi livelli essenziali di infrastrutturazione e dei servizi a essi connessi”, il Mims effettui, “limitatamente alle infrastrutture statali, la ricognizione del numero e della classificazione funzionale delle strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche, nonché del numero e dell’estensione, con indicazione della relativa classificazione funzionale, delle infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, idriche”.

Il piano di perequazione infrastrutturale per il Sud prevede 4,6 miliardi dal 2022 al 2033. Presentati oggi, in anticipo rispetto alla scadenza prevista per novembre 2021, gli indici territoriali per effettuare una ricognizione delle principali criticità, ad opera del MIMS ; entro marzo 2022 dovrà essere approvato dal MEF un piano di ripartizione delle risorse. Nei trenta giorni successivi, i singoli ministeri presenteranno l’elenco di interventi aggiuntivi, cioè non ancora finanziati da altre leggi o piani.

Il riferimento statistico presentato nel corso dell’audizione per lo svolgimento dell’attività ricognitiva, data la sua ampia copertura tematica e l’elevato livello qualitativo, è costituito sia dagli indicatori territoriali ISTAT di dotazione infrastrutturale, sia dagli indici di accessibilità, che rapportano la domanda infrastrutturale ai livelli di accessibilità.

Una volta effettuata la perequazione, le risorse del PNRR potranno essere impiegate al meglio per il recupero del divario infrastrutturale tra le diverse aree geografiche del territorio (non solo nord-sud, ma anche est–ovest del Paese), compreso quello riferibile ad aree interne infra-regionali, nonché per garantire analoghi livelli essenziali dei servizi connessi.

Il 50% dei 40 miliardi di euro per le infrastrutture finanziati dal NGEU va alle regioni del Mezzogiorno; tale percentuale sale al 63% se si considerano unicamente le «nuove risorse; se si aggiungono anche le risorse del Piano Complementare (circa 10 miliardi di euro) la percentuale di risorse destinate alle regioni del Mezzogiorno è pari al 91%.

Nella missione M2 (rivoluzione verde e transizione ecologica) del PNRR il 50% delle risorse (circa 5 miliardi di euro) per lo sviluppo della mobilità locale sostenibile e per gli investimenti sui sistemi di trazione con energia rinnovabile (elettrici o a idrogeno) è destinato alle regioni del Sud, in particolare per:

  • lo sviluppo dei sistemi di trasporto rapido di massa in ambito urbano;
  • lo sviluppo delle busvie elettriche in ambito urbano ed extraurbano;
  • l’estensione delle ciclovie nazionali e della rete ciclabile urbana;
  • il rinnovo del parco mezzi per il tpl su gomma (autobus elettrici, a idrogeno);
  • il rinnovo dei rotabili per il trasporto ferroviario nazionale e regionale;
  • la sperimentazione di sistemi ferroviari a idrogeno (in particolare nelle regioni Puglia, Abruzzo, Calabria, Sicilia e Sardegna).

Nella missione M3 (infrastrutture per una mobilità sostenibile) il 46% delle risorse (circa 11 miliardi) per il potenziamento della rete ferroviaria è destinata alle regioni del Sud, in particolare per quanto riguarda:

  • l’estensione della rete di alta velocità/alta capacità;
  • l’implementazione delle tecnologie innovative come l’ERTMS;
  • il potenziamento dei nodi e delle reti regionali;
  • l’elettrificazione di alcune ferrovie attualmente esercite con treni a gasolio;
  • il piano di riqualificazione delle stazioni.
    A tali risorse si aggiungono oltre 9 miliardi per l’estensione dell’alta velocità ferroviaria al Sud, sulla direttrice Salerno-Reggio Calabria.

Inoltre, sempre nella missione M3, con finanziamento dal Piano Complementare Nazionale, sono destinati:

  • circa 900 mln di euro allo sviluppo dei porti del Sud, soprattutto in termini di collegamenti di ultimo miglio e di resilienza ai cambiamenti climatici;
  • 350 milioni di euro alla dotazione dei porti del Sud di infrastrutture per il «cold ironing» (l’elettrificazione delle banchine a supporto della transizione verso una navigazione «green», cioè con navi ibride che vengono alimentate solo con elettricità durante la sosta in porto).

Nella missione M5 e in ulteriori componenti delle missioni M2 e M3 sono previste risorse da ripartire in base a specifici bandi, per i quali è garantita una percentuale molto significativa per le regioni del Sud.

  • Programma Innovativo per la Qualità dell’Abitare (2,8 miliardi di euro dal Pnrr);
  • digitalizzazione dei sistemi logistici (250 milioni);
  • strategia nazionale per le aree interne (300 milioni da Piano complementare, con almeno il 40% delle risorse destinate al Sud)
  • 640 milioni di euro per lo sviluppo delle Zone Economiche Speciali, che sono tutte ricomprese nelle regioni del Mezzogiorno.

Ulteriori dettagli sono disponibili nelle slide presentate dal Ministro durante l’audizione presso la Commissione parlamentare sul federalismo fiscale, che sono state pubblicate sul sito del Mims.