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L’ avviso pubblico del MITE per i Green Ports

Il 25 agosto è stato pubblicato sul sito del MITE un avviso pubblico per invitare 9 Autorità di sistema portuale del centro-nord a presentare le progettualità che potranno accedere ai 270 milioni di euro stanziati per la sostenibilità ambientale dei porti (Green Ports) nella M3C2 del piano. Le autorità portuali coinvolte sono: Mar Ligure Occidentale, Mar Ligure Orientale, Mar Tirreno Settentrionale, Mar Tirreno Centro-Settentrionale, Mare di Sardegna, Mar Adriatico Centrale, Mar Adriatico Centro-Settentrionale, Mar Adriatico Orientale e Mar Adriatico Settentrionale. L’investimento punta a rendere le attività portuali sostenibili e compatibili con i contesti urbani. Le candidature dovranno arrivare entro il prossimo 9 ottobre. In particolare, 70 milioni sono riservati a progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, incluse tecnologie di accumulo e produzione di idrogeno, 40 milioni alla riduzione dei consumi energetici, 22 milioni alla realizzazione di infrastrutture per l’utilizzo dell’elettricità in porto. Quest’ultimo provvedimento per l’elettrificazione accompagna la riforma 1.3 della M3C2 per la semplificazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti cold ironing e i 700 milioni del FC per l’elettrificazione dei porti, oltre al piano nazionale per il cold ironing che il MITE dovrà realizzare entro fine anno.

Per maggiori dettagli sull’avviso pubblico si rimanda alla pagina web del MITE ad esso dedicata

Per maggiori dettagli sul cronoprogramma del MITE per il PNRR si rimanda al sito di OReP

L’articolo dell’ISPI Porti: transizione difficile per l’Italia del 3 settembre mette in luce i punti deboli dell’investimento sulla sostenibilità ambientale dei porti.

Se l’elettrificazione delle banchine può favorire la transizione ecologica, consentendo alle navi in sosta di spegnere i motori e abbattendo in tal modo le emissioni di gas serra e l’inquinamento atmosferico e acustico, il trasferimento dell’energia dalle linee ad alta tensione alle banchine portuali e da qui alle navi, richiede forniture consistenti e specifiche infrastrutture, ma anche navi appositamente predisposte all’alimentazione elettrica. E qui l’investimento si scontra con le resistenze degli armatori, sia per i maggiori costi dell’energia elettrica sia per gli investimenti necessari per l’adeguamento delle navi. Lo scenario diventa ancora più complesso se l’obiettivo è quello di utilizzare energia rinnovabile che va prodotta e stoccata in particolari sistemi di accumulo. Più realistico appare allora l’utilizzo di carburanti meno inquinanti come il Gnl e Gnc (gas naturale liquefatto o compresso), ma tutte le proposte che prevedono anche l’utilizzo di questi gas sono escluse dalle progettualità presentabili nell’ambito dell’avviso pubblico del MITE sui green ports.

Inoltre, appaiono imprescindibili per il successo dell’investimento sia la modernizzazione delle flotte, che la creazione di forniture elettriche adeguate e sostenibili dal punto di vista dei costi. Un recente studio Porti verdi: la rotta per uno sviluppo sostenibile, di Enel X e Legambiente (2021), ha messo bene in evidenza la necessità di un intervento pubblico per sostenere la riduzione delle tariffe elettriche. Investire sull’elettrificazione delle banchine distribuendo le risorse in misura diffusa, come previsto dal PNRR, rischia di avviare soltanto iniziative sperimentali.