IL COLLEGIO CONCOMITANTE PRECISA LA PROPRIA POSIZIONE

Paola Briguori, presidente dell’Associazione magistrati della Corte dei conti, cerca di distendere il clima di tensione creatosi tra il Controllo concomitante e il Governo in riferimento alla diatriba generata dalle due delibere pubblicate dal primo in cui, in relazione al target di marzo riguardante le stazioni di rifornimento a idrogeno, si evocava la responsabilità dirigenziale a proposito del concreto rischio di riduzione del contributo finanziario del PNRR per non aver raggiunto in tempo il milestone. Il riferimento esplicito alla quarta tranche di giugno da 16 miliardi di euro ha infastidito Fitto che a sua volta ha ribadito i limiti delle competenze della Corte. Tornando sui suoi passi l’Associazione dei magistrati contabili stempera i toni e ammette che l’operato del Controllo concomitante non può incidere sul piano delle comunicazioni con la Commissione europea. Quindi l’Associazione evidenzia che le considerazioni conclusive sulle eventuali sanzioni ai dirigenti rimangono di competenza dell’amministrazione e che il ruolo del Controllo concomitante resta quello di affiancare e controllare i ministeri nell’attuazione degli investimenti. L’operato del Controllo è assimilabile a quello di un pungolo, uno stimolo che ha già registrato dei successi come nel caso delle delibere relative al cold ironing, alla bonifica dei siti orfani, al potenziamento dei centri per l’impiego, alle infrastrutture sportive scolastiche e agli asili nido. La polemica gira attorno all’impatto dell’articolo 22 del decreto “semplificazioni” dell’Esecutivo Conte 2 (Dl 76/2020), che attribuisce il compito di vigilare sull’operato del Governo in materia di ripresa economica nazionale al Controllo concomitante della Corte dei conti. Ricordiamo che questo organo era previsto dal 2009 ma è stato effettivamente attivato solo nel 2022.