| La crisi energetica legata alle tensioni nel Golfo Persico riporta al centro del dibattito europeo il tema degli aiuti pubblici e delle risorse comuni. Al Consiglio europeo informale di Nicosia, i leader Ue hanno confermato un atteggiamento di vigilanza e disponibilità a rafforzare la risposta, ma senza aprire, almeno per ora, a una sospensione delle regole di bilancio. Italia e Spagna hanno chiesto maggiore flessibilità: Roma propone di scorporare dal deficit gli aiuti di Stato legati all’emergenza energetica, mentre Madrid punta soprattutto a escludere dal calcolo gli investimenti nelle rinnovabili e nella transizione energetica. La maggioranza dei Paesi, però, resta prudente, e la Commissione europea ha ribadito che al momento non ci sono le condizioni per attivare la clausola di emergenza del Patto di stabilità. Il confronto si intreccia con il negoziato sul futuro bilancio europeo 2028-2034 che dovrà tenere conto delle nuove priorità strategiche, dall’energia alla competitività fino alla difesa. Restano però aperti i nodi sulle risorse: la Germania si oppone a nuovo debito comune, mentre la Commissione insiste sulla necessità di nuove risorse proprie. |
Sul piano strutturale, il dibattito energetico mette in luce anche un problema di fondo: l’Italia continua a pagare l’elettricità più della Spagna e di altri partner europei non solo per gli shock internazionali, ma per la configurazione del proprio mercato. Il prezzo dell’energia è ancora troppo spesso determinato dal gas, che in Italia resta marginale per molte più ore rispetto ad altri Paesi. Per questo, oltre agli interventi emergenziali su aiuti di Stato, approvvigionamenti comuni e mercato della CO2, la vera sfida europea si sposta sulle infrastrutture. La prospettiva è quella di un nuovo salto di scala comunitario, una sorta di “Next Energy Network EU”, capace di sostenere investimenti in reti, accumuli e interconnessioni e di favorire una reale integrazione dei sistemi nazionali. L’obiettivo non è soltanto contenere i prezzi nell’immediato, ma correggere in modo duraturo le asimmetrie tra i Paesi membri e rendere il sistema energetico europeo più resiliente agli shock.





