| La chiusura del PNRR non comporta un arresto degli investimenti pubblici, ma apre una fase delicata sul fronte delle risorse per imprese, filiere produttive e manutenzione delle opere. Circa il 40% del Piano ha finanziato interventi già previsti dal bilancio nazionale, mentre altri 24 miliardi sono stati trasferiti verso strumenti finanziari che consentiranno di completare nei prossimi tre anni investimenti non conclusi entro le scadenze ordinarie, tra cui infrastrutture idriche, parchi agrisolari e alloggi universitari. Secondo l’ultimo Documento di finanza pubblica, gli investimenti fissi lordi della PA non dovrebbero diminuire nel 2027, ma salire al 3,9% del PIL, contro il 3,8% previsto per 2025 e 2026. Il problema principale riguarda quindi la continuità di finanziamenti e incentivi alle imprese. In agricoltura, degli 8,9 miliardi PNRR quasi 8 sono andati direttamente alle imprese. Per energia e ambiente, su 30,7 miliardi ancora a budget, circa 24 miliardi sono destinati al tessuto produttivo, con 12 miliardi concentrati sull’energia. Il fondo GSE da 4,2 miliardi servirà a sostenere agrivoltaico, biometano e comunità energetiche oltre il 2026. |
Restano però incognite rilevanti: idrogeno, gestione degli impianti idrici, Ipcei, accordi di innovazione, contratti di sviluppo e trasferimento tecnologico potrebbero richiedere nuove risorse nazionali. Transizione 5.0 è invece già uscita dal perimetro PNRR, con una dotazione statale pluriennale da 9,8 miliardi.





