Coesione, l’Italia riprogramma 7 miliardi e punta su competitività e casa

L’Italia si colloca al secondo posto in Europa per volume di risorse riallocate nell’ambito del riesame intermedio dei fondi di coesione 2021-2027, con una riprogrammazione complessiva di oltre 7 miliardi di euro su un totale europeo di 34,6 miliardi. I dati, presentati a Bruxelles dal vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, mostrano come la politica di coesione stia adattando una parte delle proprie risorse alle nuove priorità strategiche emerse nell’ultimo anno, anche alla luce della guerra in Ucraina e del mutato quadro geopolitico. Nel caso italiano, la quota più rilevante della rimodulazione, pari a quasi 4,7 miliardi di euro, è stata destinata alla competitività, cioè a investimenti in tecnologie e industrie critiche per rafforzare il sistema produttivo e ridurre la dipendenza da fornitori extra-Ue. Accanto a questo, l’Italia è il Paese che ha scelto di investire di più sul tema degli alloggi a prezzi sostenibili, con 1,1 miliardi di euro, mentre ulteriori risorse sono state indirizzate alle infrastrutture idriche (629 milioni), all’energia (396 milioni) e alla difesa (248 milioni). La revisione ha interessato 35 programmi tra Fesr, Fse+ e Just Transition Fund – di cui 7 nazionali e 28 regionali – su un totale di 48, il numero più alto registrato tra gli Stati membri. Le riprogrammazioni più consistenti hanno riguardato Sicilia (919,1 milioni di euro), Campania (881,1 milioni) e il programma nazionale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicato a ricerca, innovazione e competitività (858,6 milioni).

Secondo il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti, queste scelte consentono di coniugare la funzione storica della coesione – ridurre i divari territoriali – con le nuove esigenze strategiche legate a sviluppo, resilienza e autonomia economica. A livello europeo, la voce principale della riprogrammazione è stata proprio la competitività con 15,2 miliardi, seguita da difesa (11,9 miliardi), alloggi (3,3 miliardi), acqua (3,1 miliardi) ed energia (1,2 miliardi). Le modifiche sono state su base volontaria, ma sostenute da incentivi come prefinanziamenti aggiuntivi, cofinanziamenti più elevati e tempi più lunghi di ammissibilità, pensati per accelerare l’attuazione dei progetti.