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Appalti UE, verso preferenza europea e stop al massimo ribasso

La Commissione europea si prepara a presentare il nuovo Public Procurement Act, destinato a sostituire le direttive del 2014 sugli appalti pubblici. Il testo dovrebbe introdurre una preferenza per il “made in Europe”, consentendo alle amministrazioni di escludere o penalizzare offerte provenienti da Paesi terzi quando la quota di beni, servizi o lavori originari dell’Unione o di Paesi equiparati sia inferiore al 50% del valore complessivo dell’offerta. La preferenza europea non dovrebbe tradursi in un obbligo generalizzato per gli enti locali, ma in strumenti per orientare gli acquisti verso prodotti europei, con vincoli più stringenti nei settori strategici disciplinati dall’Industrial Accelerator Act e dal Cloud and AI Development Act.

Il nuovo regolamento segnerebbe anche un cambio di paradigma nei criteri di aggiudicazione: il riferimento principale diventerebbe il miglior rapporto qualità-prezzo, superando il ricorso al prezzo più basso. La bozza prevede un meccanismo “comply or explain” e un peso minimo del 30% per criteri qualitativi come sostenibilità, innovazione e sicurezza, che salirebbe al 50% nei settori ad alta intensità di manodopera. Previsto infine un rafforzamento dei controlli, con una nuova architettura di monitoraggio dei dati per contrastare frodi, conflitti di interesse e collusione.