Alla mezzanotte del 30 giugno si è chiuso il PNRR.

Dieci verità per un primo bilancio del Piano. L’Osservatorio continua la propria attività di monitoraggio, anche sui fondi di Coesione

di Annalisa Giachi, Gustavo Piga e Gaetano Scognamiglio

1. Le opere sono al traguardo, ma non tutto finisce oggiIl 30 giugno segna la chiusura operativa di molti interventi PNRR e apre la fase finale: collaudi, verifiche, rendicontazioni e completamento della documentazione. Sul tema dell’utilizzo delle economie è in corso un confronto tra RGS e Ministeri su come e in che termini usare i fondi non impegnati. Il Piano, comunque, non finisce in senso amministrativo, ma cambia natura: dalla corsa all’attuazione si passa alla verifica dei risultati.
2. L’Italia punta a incassare tutte le risorseFinora l’Italia ha ricevuto 9 rate, per complessivi 166 miliardi di euro. Resta la decima e ultima rata, pari a 28,4 miliardi, collegata a 159 obiettivi finali. Se il percorso sarà completato nei tempi, l’Italia chiuderà il Piano tra i Paesi europei più avanzati per volume di risorse incassate e obiettivi conseguiti.
3. La spesa corre, ma il dato definitivo arriverà più avantiAl 30 aprile la spesa certificata indicata dal Governo era pari a circa 120 miliardi di euro. Non tutta la spesa si chiuderà materialmente oggi: una parte riguarda strumenti finanziari e facility con effetti oltre il 2026. Il dato finale sarà quindi leggibile solo con la rendicontazione conclusiva di fine anno.
4. Cosa ha funzionatoHa funzionato il metodo: milestone, target, scadenze, responsabilità chiare e monitoraggio continuo. Il PNRR ha introdotto nella PA una logica di performance più stringente, costringendo le amministrazioni a collegare spesa, risultati e tempi di realizzazione. La PA esce rafforzata dal PNRR con una capacità amministrativa senz’altro migliorata rispetto al passato.
5. Cosa non ha funzionatoIl Piano è nato molto ambizioso e ha richiesto più revisioni. Le difficoltà maggiori si sono viste dove servivano autorizzazioni complesse, gestione successiva e capacità tecnica stabile: economia circolare, sanità territoriale, alloggi universitari, comunità energetiche, altri interventi ambientali e sociali.
6. Chi ha speso di più e meglioGli avanzamenti migliori si registrano negli Enti Locali, con circa il 92% dei progetti in attuazione o in fase conclusiva. Rispetto ai temi , corrono meglio M1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, M3 – Mobilità sostenibile e M4 – Istruzione e ricerca, dove gli interventi sono più standardizzabili o affidati a soggetti con maggiore capacità tecnica.
7. Il tempo è diventato una variabile amministrativaIl PNRR ha dimostrato che la PA può accelerare quando regole, incentivi e scadenze sono chiari. Secondo Banca d’Italia, gli appalti PNRR hanno una probabilità di aggiudicazione pari all’88%, 19 punti in più rispetto a gare comparabili non PNRR, e tempi di affidamento ridotti di circa il 19%.
8. La vera sfida post PNRR sarà gestionaleOra il tema non è solo completare le opere, ma gestirle: scuole, reti digitali, servizi territoriali, infrastrutture sociali, poli di ricerca, centri di innovazione. Serviranno manutenzione, personale, competenze tecniche, modelli gestionali e risorse ordinarie per evitare che gli investimenti restino episodici.
9. Il metodo PNRR entrerà in parte anche nelle politiche di coesioneIl post PNRR non sarà un ritorno al passato. L’approccio orientato alla valutazione dei risultati e non solo della spesa, così come forme più stringenti di monitoraggio, entreranno sempre più anche nelle politiche di coesione. La programmazione post 2027 andrà verso più coordinamento centrale e più co-programmazione tra Stato, Regioni e territori.
10. La nuova missione di OREPOREP ha già ampliato il proprio campo di osservazione dal PNRR all’insieme dei finanziamenti europei. Da oggi questa diventa la sua missione principale: monitorare, analizzare e raccontare politiche di coesione, fondi europei e investimenti pubblici, contribuendo a un dibattito informato sul futuro dello sviluppo in Italia.